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L'AREA ARTIGIANALE DI PRODUZIONE CERAMICA SULLA SOMMITÀ DELL'ACROPOLI


L’area di produzione ceramica sulla sommità dell’acropoli di Mishrifeh risale all’inizio del II millennio a.C. Nata come una piccola area produttiva, essa raggiunse la sua massima espansione durante il Medio Bronzo II (1800-1600 a.C. circa) e fu abbandonata nel successivo Tardo Bronzo I (1600-1400 a.C. circa).

 

Durante gli ultimi secoli del suo utilizzo, questa vasta e articolata area di produzione ceramica fu suddivisa in diversi settori specializzati, nei quali veniva messa a decantare l’argilla, che poi veniva amalgamata con acqua e digrassata; il vasellame veniva quindi tornito sul tornio, essiccato fino a raggiungere la consistenza del cuoio, cotto in fornaci e, infine, immagazzinato prima del trasporto alla sua destinazione finale.

 

Nella parte nord dell’area, è stata fatta un’eccezionale scoperta: sulla superficie di un piano di lavoro in battuto, collocato tra due piattaforme con installazioni produttive e fornaci per la cottura della ceramica, si erano conservate, sull’antica superficie fangosa, dozzine di impronte di piedi umani – adulti (maschi e femmine) e bambini – di basi di giare e di zoccoli di cavallo.

 

Quest’evidenza suggerisce che, nella catena operativa della manifattura ceramica, fossero utilizzati cavalli per il trasporto della ceramica prodotta. Il rinvenimento di impronte di zoccoli di cavallo è particolarmente interessante, dal momento che questa evidenza rappresenta una delle più antiche attestazioni archeologiche dell’uso di questo animale in Siria. Significativo appare, inoltre, il fatto che il cavallo, generalmente usato in guerra come animale di prestigio dalle aristocrazie guerriere delle città del Bronzo Medio e Tardo, fosse impiegato, nella Qatna del Bronzo Medio II e Tardo, anche come bestia da soma.

 

Come si è detto, le impronte di zoccoli di cavallo erano strettamente associate ad una serie di impronte circolari, che possono essere interpretate come le impronte delle giare cotte nelle fornaci. Appare dunque verosimile che quest’area fosse utilizzata come via di passaggio per il personale che lavorava in questa parte della manifattura di ceramica, luogo di essiccazione del vasellame e piano per il suo raffreddamento e la sua temporanea raccolta dopo la cottura e prima del trasporto alla sua destinazione finale.

 

L’analisi delle impronte di piedi sulla superficie fangosa, lasciate dagli artigiani che lavoravano nell’area di produzione ceramica, permettono di affermare che i lavoratori non erano scalzi, ma indossavano semplici sandali, che consistevano in una suola fissata al piede da fasce di cuoio o tessuto.

 

Questo “tappeto” di impronte, inoltre, rappresenta un eccezionale banca dati contenente informazioni sulle caratteristiche fisiche della popolazione di Qatna di questo periodo. L’analisi delle impronte, infatti, rende possibile stimare la statura e il sesso delle persone che lavoravano nell’area di produzione della ceramica e di combinare le informazioni così ricavate con le evidenze antropologiche provenienti dallo studio antropologico della contemporanea necropoli collocata al di sotto del Palazzo Reale.

 


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