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SCAVI NEL CANTIERE J


 

Nell’area J, sulla sommità dell’acropoli di Mishrifeh, è stato eseguito un sondaggio stratigrafico di 8 m di profondità, fino alla roccia vergine, con l’obiettivo di stabilire una sequenza completa delle fasi di occupazione e dei materiali archeologici presenti nel sito. Ciò ha reso possibile l’esplorazione di 48 fasi insediative principali, che abbracciano l’intera esistenza del sito, dalla sua fondazione durante l’Antico Bronzo III fino al suo abbandono nell’età del Ferro III.

 

Attorno al 2700/2600 a.C., al centro dello sperone roccioso, sul quale si sarebbe progressivamente formata la futura acropoli di Mishrifeh, furono costruite le abitazioni di un villaggio. Le case erano piuttosto larghe e avevano diversi ambienti forniti di installazioni domestiche e fosse per l’immagazzinamento del cibo.

 

Attorno al 2400 a.C., all’inizio del Bronzo Antico IV, sulle rovine di queste case furono costruiti numerosi granai, silos per l’immagazzinamento, dedicati allo stoccaggio intensivo e a lungo termine del surplus della produzione agricola. In alcuni casi, le installazioni per lo stoccaggio erano associate a strutture usate per la pulitura,  la lavorazione e la  trasformazione dei cereali.

 

Le dimensioni delle installazioni, la loro organizzazione e complessità suggeriscono l’esistenza, fina dall’età del Bronzo Antico IV, di un sistema di raccolta e redistribuzione del surplus agricolo controllato da un’istituzione pubblica.

 

All’inizio del secondo millennio a.C., la funzione di questa parte dell’acropoli venne radicalmente modificata, come indicano i resti di un edificio monumentale – sfortunatamente molto mal conservato –, in cui erano probabilmente collocate in origine almeno due statue di basalto di sovrani di Qatna assisi in trono (una di esse è estremamente frammentaria), che rappresentano figure di antenati reali divinizzati.

 

Accanto a questo grande edificio, che certamente ebbe una qualche funzione centrale pubblica nel tessuto urbano del sito, fu creata una vasta e complessa area per la manifattura in massa di ceramica. La produzione intensiva di ceramica sulla sommità dell’acropoli di Qatna era verosimilmente controllata dall’istituzione centrale, che aveva la sua sede nel monumentale – ancorché mal conservato – edificio pubblico adiacente.

 

Quest’area per la manifattura della ceramica costituisce il più grande e completo stabilimento per la produzione di massa della ceramica conosciuto fino ad ora nel II millennio a.C. in Siria. Al suo interno, è stato possibile documentare tutte le fasi del processo della lavorazione della ceramica: la preparazione del materiale grezzo (argilla depurata) in grandi vasche di decantazione, la sua levigatura in piccoli bacini alimentati con acqua da una rete di canali sotterranei, il suo immagazzinamento in fosse, la lavorazione del vasellame con il tornio, l’essiccazione e la sua cottura in diversi tipi di fornaci.

L’area di produzione della ceramica fu utilizzata fino al Tardo Bronzo I (1600-1400 a.C.).

Dopo il suo abbandono, la sommità dell’acropoli rimase inutilizzata fino all’età del Ferro II e III (900-600 a.C.), quando essa fu insediata e destinata nuovamente allo stoccaggio intensivo di cereali, uva e altri prodotti agricoli, per mezzo di centinaia di fosse e almeno due granai, di cui uno di notevoli dimensioni.

Infine, durante l’ultima fase d’uso dell’area (Ferro III), sulla sommità dell’acropoli, compaiono piccole fattorie associate ad installazioni domestiche, come forni da pane, strumenti per la tessitura e macine per la trasformazione dei cereali. Tali strutture furono abbandonate durante il VII secolo a.C.

 




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