Università di Udine


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Notizie della missione archeologica italiana a Tell Mishrifeh/Qatna





Comunicato stampa 2003

Successo per la quinta campagna di scavi dell'ateneo friulano
DALL'ANTICA CAPITALE SIRIANA QATNA RIEMERGONO NUOVI PREZIOSI REPERTI
Tornati in luce un cimitero, il tempio principale, tavolette cuneiformi, un quartiere artigianale e l'antico palazzo

 

Un piccolo cimitero del Bronzo Medio I (2000-1800 a.C. circa), con almeno sei inumazioni di adulti e bambini, semplici corredi di ceramica e resti del pasto funebre. Della stessa epoca, i muri alti 7 metri e mezzo di un edificio monumentale che occupava l'intera sommità dell'acropoli, probabilmente il tempio principale dell'antica città di Qatna. Un intero e articolato quartiere artigianale dell'età del Ferro (VIII-VII sec. a.C.). Centinaia di intarsi in osso e avorio e oltre 50 testi cuneiformi dall'archivio di un palazzo del 1600-1350 a.C. Quindici vani di servizio, tra depositi e magazzini, dal palazzo reale del II millennio a.C. Le fondazioni in pietra di un edificio monumentale, con ogni probabilità il più antico palazzo reale di Qatna della prima età del Bronzo Medio (2000-1800 a.C.). Sono le maggiori scoperte dell'ancora una volta straordinario "bottino" della quinta campagna di scavo dell'università di Udine, appena conclusa in Siria a Tell Mishrife, l'antica capitale Qatna, 18 chilometri a nord-est della città di Homs, che 4 mila anni fa reggeva un vasto regno a dominio dell'intera Siria centrale e che regolava il traffico delle vie carovaniere attraverso il deserto siro-arabico tra la Mesopotamia e il Levante.

I lavori, caratterizzati per un approccio scientifico interdisciplinare, mirante a ricostruire la storia, le relazioni culturali e il contesto ambientale dell'antica metropoli, si sono svolti quest'anno dal 15 agosto al 7 novembre. Vi hanno partecipato una quindicina di archeologi, diretti da Daniele Morandi Bonacossi, con la partecipazione di Marta Luciani e dell'antropologo Alessandro Canci, tutti dell'ateneo friulano, insieme a 10 studenti del corso di laurea in Conservazione dei beni culturali. I lavori di scavo sono stati condotti in tre cantieri ubicati nell'area dell'acropoli dell'importante centro urbano, rispettivamente sulla sommità della collina centrale (cantiere J), su una terrazza a nord della collina centrale (cantiere H) e su una proiezione dell'acropoli stessa verso nord (cantiere K).

"Le nuove scoperte - sottolinea il direttore degli scavi, Morandi Bonacossi, che presenterà i risultati della quinta campagna giovedì 20 novembre al Collège de France a Parigi - consentono di fare luce sulla grande cultura siriana del II millennio a.C., di ricostruire la vita degli abitanti della grande metropoli siriana e le sue relazioni diplomatiche e militari internazionali. Le prospettive che si aprono per le future ricerche della spedizione sono estremamente promettenti. Una spedizione, dedicata anche alla formazione professionale dei nostri studenti, che consolida il prestigio dell'ateneo di Udine a livello italiano e internazionale". Gli scavi a Tell Mishrife sono partiti nel 1999 nel quadro di una joint venture italo-siro-tedesca.

I ritrovamenti della campagna 2003 nei tre cantieri di scavo J, H e K

Sulla terrazza a nord della collina centrale (cantiere H), nell’area del palazzo reale del II millennio a.C. scavato da G. Garna è stata completata la messa in luce dei vani ubicati a est, nord e sud della monumentale sala del trono. Nell’ala orientale del palazzo sono stati individuati e scavati quindici vani di servizio (depositi, magazzini). Al di sotto del muro occidentale della sala del trono sono state rinvenute le fondazioni in pietra di un edificio monumentale più antico, che potrebbe essere interpretato come il palazzo reale di Qatna della prima età del Bronzo Medio (2000-1800 a.C.). "Questo ritrovamento - annuncia Daniele Morandi Bonacossi - sarà oggetto di ulteriori indagini nella prossima campagna di scavo".

Nella parte settentrionale del cantiere, sotto il palazzo reale, è stato portato alla luce un piccolo cimitero del Bronzo Medio I (2000-1800 a.C. ca.), con almeno sei inumazioni, su quattro diversi livelli, di adulti e bambini di età compresa fra la nascita e i primi anni di vita. Alle sepolture erano associati semplici corredi di ceramica (piatti e giarette) e ossa di animali e conchiglie di acqua dolce, probabilmente i resti del pasto funebre. Uno dei soggetti, un maschio di circa 25 anni, presenta lesioni traumatiche al cranio probabilmente inflitte da un oggetto tagliente, come un'ascia da guerra. "Potrebbe trattarsi - spiega Morandi Bonacossi - di un caduto in battaglia o, più verosimilmente, di un caso di esecuzione capitale".

Nel settore meridionale dell’area di scavo è stato rinvenuto un articolato quartiere artigianale, costituito da sette edifici monocellulari utilizzati per la lavorazione dei cereali e per la filatura della lana, tessitura e tintura delle stoffe. In alcuni di questi edifici sono state ritrovate numerose giare di grandi dimensioni e blocchetti di ocra utilizzati per tingere le stoffe, oltre ad una grande quantità di rocchetti di argilla, fusaiole, pesi da telaio e fusi per filare la lana. Agli edifici destinati alla lavorazione dei prodotti agricoli e alla produzione di cibo si associavano due grandi silos contenenti cereali carbonizzati. Nello stesso quartiere produttivo si trovava una manifattura di ceramica costituita da una grande fornace a doppia camera per la cottura dei vasi e da un sistema di canalette di drenaggio dell’acqua utilizzata nella produzione dei vasi. "E' assai verosimile - precisa Morandi Bonacossi - che questa vasta area artigianale dipendesse dal contemporaneo edificio palatino rinvenuto più a sud dalla missione siriana".

Sulla sommità dell’acropoli (cantiere J) è proseguita l’esplorazione dei livelli del tardo III millennio a.C. (età del Bronzo Antico IV, 2400-2000 a.C. ca.). L'area di scavo è stata ampliata verso nord con l’obiettivo di estendere l’esplorazione della fabbrica di produzione di ceramica dell’età del Bronzo Medio II (1800-1600 a.C.) indagata già nel corso delle precedenti campagne, ma soprattutto di investigare il monumentale edificio in mattoni crudi dell’età del Bronzo Medio I (2000-1800 a.C.), i cui muri sono conservati per 7.50 m in alzato e in fondazione. L'edificio occupava l’intera sommità dell’acropoli, e probabilmente era il tempio principale della città di Qatna. L’esplorazione dell’edificio proseguirà nella prossima campagna. Al di sopra dei livelli di occupazione del II millennio a.C. sono state portate alla luce due fasi dell’età del Ferro II (VIII-VII sec. a.C.) caratterizzate dalla presenza di un centinaio di silos per la conservazione di cereali, olive e uva e di grandi granai multicellulari in mattoni.

La campagna del 2003 nella cosiddetta Piccola Acropoli (cantiere K), scavata da Marta Luciani, è stata dedicata ad esplorare ancora la monumentale residenza (Edificio 6), iniziata a scavare nel 2001. L’edificio del II millennio a.C. è oggi in luce su un’area di più di 2.140 metri quadri. "Chi vi risiedesse, se un alto ufficiale di corte o un membro della famiglia reale stessa - spiega la Luciani - si potrà ora sperare di chiarirlo con la lettura delle tavolette cuneiformi rinvenute nell’edificio nelle due ultime campagne 2002 e 2003". Finora sono 63 le stanze messe in luce. Quest'anno è stata scavata la suite cerimoniale, una vasta sala del trono con una colonna su base di basalto al centro del grande ingresso e lungo le sue ante, e una sala di ricevimento antistante. Il vasellame cipriota e miceneo importato permette di confermare la datazione tra la fine del XVI e l’inizio del XIV sec. a.C. Eccezionali sono i rinvenimenti sul pavimento di due stanze dell’ultima e più recente fase d’uso: centinaia di intarsi in osso e avorio, oltre a più di 50 testi cuneiformi, tra tavolette intere e frammenti, impronte di sigillo, spilloni di metallo. "Vista la novità e il grande interesse storico del nuovo edificio monumentale di Qatna - dice Morandi Bonacossi - le ricerche richiederanno ancora numerosi anni di lavoro".

Infine, sono proseguite le indagini geo-archeologiche volte a ricostruire l’ambiente antico di Qatna e della regione circostante in epoca olocenica. Queste ricerche hanno permesso di comprendere come la città fosse stata fondata sulla riva di un lago alimentato da un sistema di risorgive carsiche. Il prelievo di campioni di sedimenti lacustri mediante carotaggi consentirà nei prossimi mesi di ricostruire la vegetazione e il clima antichi attraverso lo studio dei pollini antichi in essi conservati.


Udine, 18 novembre 2003
L'Ufficio stampa











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