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MISHRIFEH DURANTE L’ETÀ DEL BRONZO TARDO


Durante l’età del Bronzo Tardo (XVI-XIII secolo a.C.), Qatna, pur situata al confine della zona controllata dagli Egiziani, appare inizialmente un fedele vassallo dell’impero mesopotamico di Mitanni.  

Successivamente, attorno alla metà del XIV secolo, di fronte all’avanzata del re ittita Shuppiluliuma lungo il fiume Oronte, Qatna sceglie di chiedere protezione al nuovo dominatore politico, per entrare, infine, dopo la presa della città da parte del re ittita, nella sfera d’influenza politica del faraone Amenhotep IV/Akhenaton.

I primi secoli del Bronzo Tardo furono quindi caratterizzati da successivi cambiamenti di alleanze politiche e militari, che videro Qatna costretta dalla sua ubicazione nella regione di confine fra le sfere d’influenza egiziana e ittita a rincorrere precari equilibri geo-politici in un complesso e rischioso gioco di alleanze tattiche.

Le ricerche condotte dalla Missione siro-italo-tedesca hanno cambiato radicalmente lo stato delle conoscenze dell’antica Qatna e così della Siria centrale. Ciò è vero soprattutto per quanto riguarda l’età del Bronzo Tardo iniziale (secoli XVI e XV/XIV a.C.), periodo nel quale la città visse una delle fasi di massimo splendore urbanistico.

In quest’epoca, il suo rango politico non era confrontabile con quello dell’Egitto o del regno nord siriano di Mitanni; eppure, proprio in questo periodo, la dinastia reale qatnita varò un piano di riorganizzazione complessiva dell’assetto urbanistico del centro del potere della città di Qatna: l’acropoli. Alla fine del Bronzo Medio II o all’inizio del Bronzo Tardo I, infatti, l’imponente edificio pubblico sulla sommità dell’acropoli fu abbandonato (cf. “Scavi nel Cantiere J”) e probabilmente utilizzato come cava per l’estrazione di materiale edilizio (mattoni crudi) da reimpiegare altrove.

L’area settentrionale del plateau dell’acropoli fu invece utilizzata per la costruzione del monumentale Palazzo Reale, il cui gigantesco sistema di fondazione, spesso, in alcuni settori, fino a quasi 10 m e profondo fra i 5 e i 7 m, distrusse in maniera estensiva la sottostante più antica necropoli.

La corte qatnita fece inoltre costruire almeno un altro palazzo lungo il fianco settentrionale dell’acropoli (cf. “il ‘Palazzo della Città Bassa’”) e una monumentale residenza confinante a sud con il Palazzo Reale, nelle quali poter organizzare le attività cerimoniali, amministrative, burocratiche, economico-produttive e di abitazione dei suoi membri e dignitari.

Ad un modello palatino di tipo nucleare, basato su di un’unica, grande fabbrica palatina, nella quale si concentravano, oltre alle funzioni di edificio residenziale, quelle politiche e di controllo e interfaccia economica del sistema redistributivo, si sostituisce dunque — come del resto si osserva nella contemporanea città di Ugarit — un modello decentrato, nel quale le diverse funzioni del potere vengono dislocate in più edifici pubblici, distribuiti nella vasta regione dell’acropoli attorno al Palazzo Reale, che rimane il fulcro del potere della dinastia regnante.

 

 





















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