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ABITAZIONI, ATTIVITÀ ARTIGIANALI E IMMAGAZZINAMENTO DEL CIBO DURANTE L'ETÀ DEL FERRO


Durante la prima metà del I millennio a.C., Mishrifeh perse il ruolo di città stato che ebbe durante il Tardo Bronzo e, probabilmente, divenne il più importante centro regionale amministrativo e politico nella parte sud-orientale del territorio del regno aramaico di Hamath.

 

Diversi quartieri residenziali sono stati portati alla luce sul sito.

 

Nell’area K, ad esempio, è stata rinvenuta una vasta abitazione con diversi vani, che includevano un laboratorio per la produzione di gioielleria e lavorazione del metallo accanto ad una stanza adibita al culto domestico.

 

Nella parte meridionale dell’edificio, che copriva una superficie di circa 110 metri quadrati, la presenza di un forno associato a un crogiuolo in bronzo, scarti di lavorazione del bronzo, perle di pasta vitrea e pietra, utensili in basalto e una spatola in osso, indicano chiaramente che il vano in cui furono rinvenuti, era utilizzato per la produzione metallurgica e la fabbricazione dei gioielli.

 

Un esteso quartiere destinato alla produzione e ad attività artigianali fu costruito sulle rovine del Palazzo Reale abbandonato. Il quartiere artigianale, i cui ambienti si articolano intorno ad uno spazio aperto di forma approssimativamente circolare, consiste di diversi edifici monocellulari e una sola costruzione multicellulare di grandi dimensioni. L’intero quartiere era circondato da un muro perimetrale.

 

La produzione tessile era la maggiore attività di produzione svolta nella parte settentrionale del complesso ed è ben documentata grazie al recupero di circa 140 rocchetti in argilla, probabilmente pesi usati su telai verticali, pesi da telaio conici, fusaiole e frammenti di fuso o conocchia.

 

Nello stesso edificio, inoltre, sono state scoperte numerose grandi giare. Queste erano originariamente appoggiate ai muri di due vani e associate con vario vasellame, come “fruttiere” e coppe, e oggetti in pietra e osso, come fusaiole coniche, spatole in osso, pettini per la cardatura e la tessitura della lana. Le giare erano forse utilizzate per colorare i tessuti per immersione.

 

Il pavimento di uno dei vani era intonacato con malta impermeabile e fornito di un bacino centrale. In questa stanza, grumi di materiale gessoso bianco e ocra rossa, probabilmente usati per la colorazione dei tessuti, furono trovati all’interno di diverse giare.

 

Il settore meridionale del quartiere artigianale ha invece restituito una notevole varietà di macine in basalto, rinvenute vicino a piattaforme di lavoro e banchine, e associate a pestelli, mortai e giare infisse nei pavimenti e superfici in terra battuta.

 

In quest’area del quartiere produttivo venivano lavorate derrate alimentari e prodotti agricoli (soprattutto orzo, grano, olive e uva, lenticchie), che erano poi immagazzinati in due ampi silos.

 

Contemporaneamente, sulla sommità dell’acropoli, attività di stoccaggio intensivo di derrate alimentari sono ben attestate attraverso il rinvenimento di più di cento fosse d’immagazzinamento di diverse dimensioni, oltre a grandi e piccoli granai multicellulari.

 

Queste due grandi aree specializzate nella lavorazione dei tessuti, l’immagazzinamento del prodotto agricolo e la sua trasformazione in cibo su scala certo non domestica, erano probabilmente controllati dall’edificio amministrativo portato alla luce dalla Missione siriana nel Cantiere C.




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