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UN CASO DI TRAPANAZIONE DEL CRANIO NELL’ANTICA QATNA


Accanto alle tombe portate alla luce dal team italiano nella necropoli, che consta di tombe monumentali ipogeiche e semplici fosse e sepolture in giara, ubicata nel settore settentrionale dell’acropoli, sotto il Palazzo reale, è stata scoperta una sepoltura atipica (Tomba 21).

La tomba consiste in una fossa contenente uno scheletro in connessione anatomica, inumato in posizione supina, anziché come si osserva di norma, sul fianco e con gli arti inferiori flessi, con le braccia piegate e privo degli arti inferiori (Fig.1). Nella sepoltura non era presente corredo funerario. Lo scheletro apparteneva ad un uomo adulto, di circa 25-35 anni, alto 162.7 cm.

Sulle ossa parietali e l’occipitale del cranio sono localizzate un insieme di incisioni compatibili con un intervento di trapanazione eseguito con strumenti dotati di lama metallica ( Fig.2). Gli ingrandimenti delle immagini fotografiche documentano l’intero percorso dell’operazione: in un primo momento il cuoio capelluto veniva in parte rimosso mediante l’uso di un coltello per esporre la superficie della volta cranica e consentire di operare direttamente sull’osso (Fig.3). Successivamente, si praticavano una serie di incisioni, utilizzando probabilmente una piccola sega metallica, fino a  perforare il tavolato osseo (Fig.4).

L’assenza di apposizione di osso neoformato suggerisce che il paziente sia morto durante l’intervento o immediatamente dopo la sua conclusione o che l’intervento sia stato condotto su un cadavere. È interessante notare, nell’immagine radiografica ( Fig.5), la presenza di una vistosa irregolarità della superficie del cranio nota come “cranio a spazzola” la quale suggerisce una condizione patologica del soggetto, precedente  all’intervento, riferibile ad una condizione anemica o ad una infezione.

Le numerose lesioni osservate sulla volta cranica  ed il fatto che alcune arrivano a perforare il tavolato osseo mentre altre si limitano ad inciderlo più o meno profondamente, fanno ipotizzare una grave incertezza da parte del chirurgo sul modo più idoneo di procedere nell’operazione oppure un’esercitazione alla trapanazione effettuata su un cadavere.

La trapanazione del cranio era diffusa globalmente e rappresenta la più antica pratica chirurgica di cui si ha testimonianza dal momento che le prime documentazioni risalgono addirittura al Neolitico. Nel Vicino Oriente, varie trapanazioni del cranio sono state descritte per la Palestina e più occasionalmente per Anatolia, Iran e Iraq. Il caso qui riportato, assieme ad un analogo proveniente da Ebla (Mogliazza com. pers.), rappresenta la prima documentazione di questa pratica per l’antica Siria.


 

 


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