Università di Udine


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Notizie della missione archeologica italiana a Tell Mishrifeh/Qatna





Comunicato stampa 2002

Appena terminata la campagna di scavo 2002 dell'Ateneo di Udine
ARCHEOLOGIA, STRAORDINARIA SCOPERTA NELL'ANTICA QATNA IN SIRIA
Emersi oggetti di alto valore storico risalenti a 4000 anni fa

 

Una splendida statua in basalto di un re di Qatna vissuto nel XVIII-XVII sec. a.C. rinvenuta sulla sommità dell'acropoli della grande capitale siriana e un archivio di tavolette cuneiformi, insieme ad una collezione di intagli in osso e avorio che decoravano probabilmente sontuosi mobili conservati nel palazzo del XV sec. a.C., ubicato nella parte settentrionale dell'acropoli. Sono gli oggetti di altissimo valore storico rinvenuti dagli archeologi dell'Università di Udine durante l'ultima campagna di scavo, svoltasi nell'estate 2002, nel sito di Tell Mishrifeh, l'antica città di Qatna, ubicata 180 km a nord di Damasco, nella Siria centrale, dove l'Ateneo friulano è impegnato dal 1999, sotto la direzione di Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia e storia dell'Arte del vicino oriente antico all'Università di Udine, del vice-direttore Marta Luciani, in collaborazione con le équipes della Direzione generale delle antichità e dei musei di Siria e dell'Università di Tübingen, dirette rispettivamente da Michel Al-Maqdissi e Peter Pfälzner.

"L'eccezionalità dei ritrovamenti e delle strutture portate alla luce dalla missione udinese nel corso della campagna di scavo del 2002 -spiega Morandi Bonacossi- consente fin d'ora di individuare il grande edificio presso il quale è stata rinvenuta la statua di sovrano e la fabbrica palatina da cui provengono l'archivio e gli avori come importanti obiettivi della futura ricerca archeologica relativa al II millennio a.C. in Siria centrale". L'attività della missione archeologica dell'Ateneo friulano a Tell Mishrifeh, che dal 2000 è legata da una convenzione di collaborazione con l'Università di Verona, "si caratterizza - continua Morandi Bonacossi - per un approccio scientifico di tipo interdisciplinare all'indagine del sito, mirante a ricostruire la storia, le relazioni culturali e il contesto ambientale di quest'importante metropoli della Siria antica".

I lavori di indagine archeologica condotti dall'équipe dell'Università di Udine si sono concentrati nell'esplorazione di tre aree ubicate sull'acropoli dell'antico centro urbano, rispettivamente sulla sommità della collina centrale, su una terrazza ubicata a nord di essa, e su una proiezione dell'acropoli verso nord. Nell'ottobre del 2002 sulla sommità dell'acropoli, è stato individuato l'angolo nord-orientale di un imponente edificio di mattoni crudi, costruito nell'età del Medio Bronzo (2000-1600 a.C.). "Un edificio monumentale -dice Morandi Bonacossi- che doveva occupare gran parte della sommità dell'acropoli, e che, con tutte le cautele dovute al fatto che lo scavo è solo agli inizi, costituiva forse uno degli edifici cultuali delle città di Qatna, forse addirittura il tempio dinastico eretto in prossimità del palazzo reale".

A nord di tale edificio, all'interno di una fossa di scarico dell'età del Tardo Bronzo I (1600-1400 a. C.) è stata rinvenuta una statua acefala in basalto rappresentante, probabilmente, un sovrano di Qatna. La scultura può essere datata al 1800-1600 a.C. e raffigura un personaggio maschile seduto su un trono con il caratteristico "mantello siriano" a bordi rigonfi, elemento tipico dell'iconografia regale. "La scultura si presenta come un capolavoro della statuaria votiva del periodo paleosiriano -spiega Morandi Bonacossi- e rappresenta una significativa aggiunta all'assai limitato numero di statue note dalla Siria della Media età del Bronzo". All'interno della fossa di scarico nella quale è stata rinvenuta la statua, si trovavano anche elementi architettonici monumentali in basalto (una grande base di colonna e due soglie). "Si tratta probabilmente -commenta Morandi Bonacossi- di materiali di spoliazione provenienti da un edificio monumentale del Medio Bronzo abbandonato e dilapidato nella successiva età del Tardo Bronzo". E' possibile ipotizzare che tali elementi architettonici in basalto e la statua del sovrano fossero originariamente collocate proprio nell'edificio monumentale ubicato immediatamente a sud della grande fossa di scarico.


Statua in basalto di sovrano dalla sommità dell'acropoli (XVIII-XVII sec. a.C.)

 

Sulla cosiddetta "Piccola Acropoli", ossia l'estensione verso nord della collina centrale, i lavori di scavo hanno permesso di esplorare, su una superficie di oltre 1400 metri quadri, una monumentale residenza palatina.

"I risultati dell'indagine -affermano Morandi Bonacossi e Marta Luciani, responsabile dello scavo di questo edificio- indicano che le zone prospicienti il palazzo reale erano la sede di residenze di membri dell'élite di Qatna, o forse della stessa famiglia reale". Le dimensioni dell'edificio, le sue caratteristiche costruttive e i materiali in esso rinvenuti suggeriscono che si tratti di un nuovo, finora sconosciuto, edificio palatino presente, intorno alla metà del II millennio a.C., nel centro urbano di Qatna, contemporaneamente al palazzo reale. "L'uso dell'edificio -aggiungono Morandi Bonacossi e Luciani- è sicuramente prolungato. Sono state osservate più fasi di rifacimento dei muri e almeno tre diversi pavimenti sovrapposti". Eccezionali sono i rinvenimenti relativi all'ultima fase d'uso proprio di questo palazzo. E' stato riportato alla luce, infatti, un archivio amministrativo di oltre 30 testi cuneiformi, tra tavolette intere e frammenti, custodito probabilmente in una giara, oltre a decine di intarsi in osso e avorio. "I testi, scritti in accadico, -racconta Jesper Eidem, il filologo della missione- contengono elenchi di distribuzioni di grano a varie categorie di destinatari, fra i quali vi sono una persona di nome Saria, forse il proprietario della residenza palatina, operai, servitrici e animali, cavalli e uccelli domestici. Si tratta evidentemente di note amministrative concernenti la gestione dell'economia di una grande Casa, del personale da essa dipendente, e degli animali che le appartenevano".

 


Le tavolette e gli intarsi in osso e avorio rinvenuti nell'edificio 6 (XV sec. a.C.)

 

In un angolo della stessa stanza, un'enorme giara semi-interrata contiene la sepoltura di un bambino, accompagnata da un corredo funerario in ceramica, tra cui compare anche un vasetto a forma di biberon. Da un altro vano provengono inoltre impronte di sigillo su cretule con motivi che ben si collocano ancora all'interno del repertorio figurativo del periodo paleosiriano, spilloni di metallo e, infine, un bellissimo volto, scolpito nell'avorio, con occhi intarsiati di calcare e cristallo di rocca, "forse il viso di una statua o il tassello di un più grande intarsio che decorava mobilio di lusso -dicono Morandi Bonacossi e Luciani-, come si è ipotizzato per gli avori di Ugarit al Museo Nazionale di Damasco".

Tell Mishrifeh, la Qatna delle delle fonti del II millennio a.C., è un insediamento urbano di grandi dimensioni, 110 ettari, circondato da alti terrapieni a pianta quadrata. La città venne fondata nel III millennio a.C. nella valle dell'Oronte in una posizione strategicamente cruciale, nel punto d'incontro delle grandi vie carovaniere che dalla Mesopotamia, attraverso la valle dell'Eufrate e il deserto della Palmirena, portavano alla Siria centrale e alla costa del Mediterraneo e collegavano l'altipiano anatolico con la Siria settentrionale, la Palestina e l'Egitto.

L'ubicazione del sito, all'incrocio di importanti vie di comunicazione naturali, contribuì in maniera determinante allo sviluppo di un grande centro urbano, che, in particolare nell'età del Medio Bronzo (prima metà del II millennio a.C.) divenne, assieme ad Aleppo e Mari, la più grande potenza regionale nello scenario geo-politico dell'intero Levante. "Lo scavo -conclude Morandi Bonacossi- rappresenta un'occasione fondamentale per la conoscenza della storia del Vicino Oriente tra il III e il I millennio a.C. Sono 2000 anni cruciali per la storia della Siria e di tutta l'area. Il nostro lavoro consente di reperire informazioni sull'impianto urbanistico di questa grande metropoli della Siria antica, sulla sua cultura materiale e la sua vita economica, politica e sociale".

Udine, 30 ottobre 2002

Ufficio stampa





Press Release
Udine University 2002 excavation campaign recently concluded

QATNA, SYRIA:EXCITING NEW DISCOVERIES
4000-year-old finds of great historic importance

The splendid basalt statue of a king of Qatna who lived in the 18th-17th century BC has been found on the acropolis of the great ancient Syrian city, together with an archive of cuneiform tablets and a collection of bone and ivory inlays, which probably decorated luxury furniture in the 15th-century BC palace that was located in the northern part of the acropolis. These objects of great historic importance were found by archaeologists from the University of Udine during the summer 2002 excavation campaign at the site of Tell Mishrifeh, the ancient city of Qatna (180 km north of Damascus in central Syria), where the team has been digging since 1999 under the direction of Daniele Morandi Bonacossi, lecturer in ancient Near Eastern Archaeology at Udine (vice-director Marta Luciani) and in collaboration with groups from the Directorate General of Antiquities and Museums of Syria and the University of Tübingen, directed respectively by Michel Al-Maqdissi and Peter Pfälzner.

"The exceptional quality of the finds and buildings brought to light by the Udine team during the 2002 excavations", Morandi Bonacossi explains, "enable us to identify the large building in the proximity of which the king's statue was recovered, and the palatial complex which yielded the written archive and the ivories, as important targets for future archaeological research into 2nd millennium BC central Syria. The Udine archaeological mission, which since 2000 also works in collaboration with the University of Verona", continues Morandi Bonacossi, " uses fully interdisciplinary approach and seeks to reconstruct the history, cultural relations and environmental context of this important ancient Syrian metropolis".

The Udine team's archaeological research was concentrated in three areas on the tell of the ancient city: on the summit of the central mound, a terrace to the north and a northern projection of the acropolis. In October 2000 on the top of the central mound, the northeastern corner of a massive mud-brick building constructed in the Middle Bronze Age (2000-1600 BC) was found. "This was a monumental building", Morandi Bonacossi says, " which must have occupied a large part of the acropolis summit. Excavation here has only just begun and much remains to be discovered, but this may well have been one of the religious buildings of the city of Qatna - perhaps even the dynastic temple that would have been, characteristically, sited near the royal palace".

To the north of this building, in a Late Bronze Age I rubbish pit (1600-1400 BC), a headless basalt statue, probably of a Qatna monarch, was found. The sculpture dates from 1800-1600 BC and portrays an enthroned male figure, wearing the characteristic thick-bordered "Syrian Coat", which is a typical symbol of royalty. "The statue is a masterpiece of votive sculpture of the Old Syrian period", Morandi Bonacossi explains, "and is a significant addition to the rather limited number of Middle Bronze Age statues known from Syria". The rubbish pit which yielded the statue also contained architectural elements in basalt (a large column base and two thresholds). Morandi Bonacossi comments: "This material probably comes from the robbing of a Middle Bronze Age monumental building, which was abandoned and demolished in the Late Bronze Age". It is possible that the basalt architectural pieces and the royal statue were originally to be found in the public building located just to the south of the large rubbish pit.

 


Basalt statue of a king from the acropolis summit (18th-17th century BC)

 

On what is known as the "Small Acropolis", a northern extension of the central hill, the excavations have explored a monumental palatial residence in an area of over 1400 square metres.

Morandi Bonacossi and Marta Luciani, who supervised the excavation of the building, explain that the zone overlooking the royal palace was occupied by the residences of the Qatna elite, perhaps of members of the royal family itself. The size of the building, its construction technique and the finds recovered within all point to the conclusion that it is a new, hitherto unknown, palatial residence which coexisted in Qatna with the royal palace around the mid-2nd millennium BC. The archaeologists add that the building clearly remained in use for a lengthy period; several rebuildings were evident and a sequence of at least three floor surfaces was present.

The finds from the last phase of use of the building were of exceptional interest. What emerged was no less than an administrative archive of more than 30 cuneiform texts, complete and fragmentary tablets (probably kept in a jar), and scores of bone and ivory carvings. "The texts are written in Akkadian", explains Jesper Eidem, expedition philologist, "and contain lists regarding the distribution of grain to various categories of recipient, including a person called Zarija (perhaps the owner of the palatial residence), along with workmen, servants and animals: horses and domestic birds. They were evidently administrative records concerning the economic management of a large household and the personnel and animals which belonged to it".

 


Tablets and bone and ivory carvings from Building 6 (15th century BC)

 

 

In a corner of the same room was a huge half-buried jar containing a child's burial with pottery grave goods including a vase in the shape of a feeding bottle. From another room came sealings with seal imprints clearly attributable to the Old Syrian period, large metal pins and, lastly, a beautiful face carved in ivory with eyes inlaid in limestone and rock crystal. Morandi Bonacossi and Luciani explain that this may have been the face of a statue or a component of a larger inlay which decorated luxury furniture, an interpretation proposed for the Ugarit ivories in the Damascus National Museum.

Tell Mishrifeh or Qatna, as it is called in 2nd-millennium BC sources, is a large urban settlement (110 hectares), surrounded by high banks which are square in plan. The city was founded in the 3rd millennium BC in a strategically important site in the Orontes valley, at a crossing point of the great caravan routes from Mesopotamia which, passing through the Euphrates valley and the Palmyra desert, led towards central Syria and the Mediterranean coast and joined the high Anatolian plain with northern Syria, Palestine and Egypt.

The location of the site, which is at a crossing point of natural communication routes, was of crucial importance in the development of this large city. Qatna, Aleppo and Mari became, especially in the Bronze Age (first half of the 2nd millennium BC), the major political powers in the entire Levant. "This excavation", concludes Morandi Bonacossi, "is a most important opportunity to increase our knowledge of the history of the Near East between the 3rd and 1st millennia BC. These 2000 years are crucial to the history of Syria and the whole area. Our work has provided new information concerning the layout of this great ancient Syrian city as well as of its material culture and economic, political and social life".

Udine, 30th October 2002

Press Office

 

 




 









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